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Capodanno

Happy-New-Year-2014-Vintage-Background-VectorMi sono resa conto che l’anno sta finendo non perché sia il calendario a ricordarmelo, ma perché fb mi rende partecipe dei vari “2013 in breve” dei miei contatti, ed è in momenti come questi che capisco cosa prova un ragazzo quando accompagna la propria fidanzata a fare shopping… Stesso stato d’animo provo quando alcune persone, che credevo avessero fatto la stessa fine dei Blockbuster, decidono di farsi vive per farmi gli auguri o mandarmi qualche simpatica catena “portafortuna” per l’anno nuovo. C’è chi in una notte spenderà un patrimonio pur di dire che il suo capodanno è stato veramente fighissimo, chi inizierà a mandare gli auguri dal 30 “perché poi le linee si intasano”, chi accompagnerà ogni boccone con il proposito che “quest’anno andrò in palestra”, chi affiderà la “gestione” dell’anno che verrà a un paio di mutande rosse e a un cucchiaio di lenticchie, chi taggherà chiunque gli capiti sotto tiro in foto di cotechini e spumanti e chi il 31 se ne uscirà con frasi come: “Ci vediamo l’anno prossimo”. Spero solo, a gennaio, di non dovermi trovare taggata in foto di zamponi o di dover leggere messaggi, figli di un inoltro sbagliato, del tipo: “Faccio gli auguri sinceri a te che sei un’amica speciale… bla bla bla” per poi vedere alla fine un nome che non è il mio…

Colloquio- Figlia unica? No, grazie

whatSe è vero che chi non lavora non fa l’amore, prevedo tempi molto duri… La ricerca di un’occupazione di questi tempi, si sa, è ardua e lo è ancor di più se colui che ti fa il colloquio ti formula delle domande che richiamano alla memoria il primo giorno di scuola: “Di dove sono e cosa fanno come lavoro i suoi genitori? Ha fratelli e sorelle?”. Rispondo, ma dentro di me inizio a chiedermi dove sia mai capitata e cerco di farmi mente locale sui requisiti richiesti dall’annuncio e no, non c’era niente che si rifacesse allo stato di famiglia. Quando affermo di essere figlia unica, il tizio spalanca gli occhi e la bocca e dichiara: “E no, lei già non è di qui e per giunta è figlia unica”. Io attendo che alle sue spalle compaia lo striscione Sei su cherzi a parte, ma sfortunatamente non c’è. A quel punto sgrano anche io gli occhi e, più smarrita di un congiuntivo in un discorso di Di Pietro, dico di non seguire il ragionamento. “Se io guardo in là nel tempo, immagino che lei, signorina, verrà chiamata a casa per qualsiasi problema, non potendo dividersi le responsabilità con fratelli o sorelle. Ciò comporterebbe assenze dal posto di lavoro”. Mi domando se siano validi i fratelli acquisiti attraverso l’adozione a distanza o quelle amiche a cui posso aver detto “sei come una sorella”, ma poi cerco di censurare i miei pensieri. Se inizialmente, tento di far ragionare l’uomo che mi dovrebbe assumere, dopo mi auguro che non mi scelga, immaginandomi una sua possibile reazione davanti a un’eventuale gravidanza delle sue dipendenti… Mentre lo saluto, nella mia testa scatta l’intro di Immigrant song dei Led Zeppelin e capisco che per me “Miss Italia finisce qui”

Il magico mondo della toilette

fila-bagnoNon so bene perché, ma, la maggior parte delle volte, l’ingresso di noi donne in un locale viene accompagnato dalla frase:”Dov’è il bagno?” come se saperlo ci rassicurasse. Anche se in realtà se si parla di bagni pubblici c’è poco da star tranquille. Noi siamo cresciute con un’idea romantica delle cose, perfino della stanza da bagno: nei film le donne si congedavano dai loro compagni per andarsi a incipriare il naso in bagno, nella realtà se decidi di assentarti per quest’operazione rischi che al ritorno te lo trovi con un’altra. Quando una donna entra in bagno si sta accingendo a compiere una missione in stile Matrix. In più è improbabile trovare il ragazzo dei propri sogni mentre si è lì in fila: alla porta delle donne c’è sempre una coda interminabile e c’è sempre quella che semina il panico spargendo la notizia che è finita la carta; alla porta degli uomini è raro trovare qualcuno, visto che la loro permanenza in bagno ha più o meno la stessa durata di un matrimonio di Nina Moric. Nella toilette delle donne c’è poi la fila che dura una decina di minuti davanti a una porta che sembra non volersi aprire mai, a un certo punto si inizia a bussare, ad accostare l’orecchio, ad abbassarsi per vedere se la luce è accesa, iniziano i brusiii finché una più illuminata non avanza l’ipotesi della chiave… Per cui se siete convinte che sedendovi sulla poltroncina vicino al bagno riuscirete a rimorchiare qualcuno, sappiate che, al massimo, l’unica cosa che vi verrà chiesta sarà un fazzolettino.

Principessa a chi?!

389604499C’erano una volta le coppiette discrete, quelle che al massimo si tenevano per mano mentre stavano sedute allo stesso tavolo e si affrettavano a consumare l’ordine per andare via, lontano da occhi indiscreti. Oggi invece ci sono veri e propri tutorial di limonate. Lei porta un abitino talmente stretto e corto da farla sembrare sottovuoto e cammina in precario equilibrio su un tacco dodici. Il mio pensiero va a lei quando scopro che il pavimento del bagno è più scivoloso della pista di uno schiuma party. Lui invece se ne sta sbragato, neanche fosse nel peggiore bar di Caracas, dentro la sua tuta da ginnastica e ogni tanto si tocca i gioelli di famiglia. Mi domando se i due si fossero sentiti prima di uscire. Non parlano molto, poi all’improvviso scatta il super bacio e io sono indecisa se ordinare un pacchetto di pop corn o chiedere il conto. Stessa scena si prospetta con due amanti dall’età più importante, talmente importante da indurmi a chiedere chi dei due porti la dentiera. In rete le cose non vanno meglio, ci sono foto e dichiarazioni talmente privati che mi viene l’espressione alla D’Urso. Va sempre peggio con quelli che, in attesa di trovare la loro metà, se ne escono con status su principi azzurri, principesse e amori da favola. Penso che abbiano seri problemi. Come si fa a ignorare il dramma di quella poveraccia di Rapunzel, che è costretta a buttar giù la treccia dalla finestra ogni qualvolta il principe si dimentica le chiavi di casa; della Bella Addormentata che si deve svuotare un tubetto di melatonina per farsi notare dal ragazzotto di turno, che se la bacia incurante del fatto che questa abbia un alito pestilenziale; della principessa sul pisello che è andata in sposa a un classista che l’ha trasformata nel Giorgio Mastrota di turno per assicurarsi che la poverina sia di sangue blu?!

Il Sabato

744646_300Sin da piccola ho avuto un debole per il sabato. Il sabato era il giorno prima della domenica, quindi era il giorno in cui potevi andare a dormire più tardi, era il giorno in cui trasmettevano “Ultimo minuto”, era il giorno in cui andavi a giocare dalla vicina. Crescendo, il sabato era il giorno in cui la tua migliore amica veniva a dormire a casa tua o tu andavi da lei e si passava il tempo a confidarsi e a fare più pause che compiti. Il sabato era il giorno della pizza al taglio in centro, della torta alle mele di mia madre, del telefono che risultava perennemente occupato, in un periodo in cui nessuna tariffa telefonica ti avrebbe potuto salvare dalla bolletta salata. Il sabato era anche il giorno meno indicato per essere messi in punizione, era il giorno delle faccende domestiche accompagnate dalle canzoni del tuo cantante preferito (in cui facevi rimpiangere al tuo vicino di casa Nek, sentendo che eri passata ai Prodigy). Il sabato ti ricordavi di avere un diario ed eri più speranzosa di incontare il ragazzo che ti piaceva. All’università il sabato era il giorno dopo il venerdì, il giorno in cui ti potevi alzare più tardi, il giorno in cui si mangiava tutte insieme, il giorno delle grandi pulizie, delle “grandi lavatrici”, delle maschere al viso – dove c’era più possibilità di essere scambiata per Slimer dei Ghostbuster che per una donna – del Silkepil, dei trilli di msn, delle grandi chiacchierate e delle uscite che terminavano con un bel cornetto caldo. Il sabato mi è sempre piaciuto perché è un giorno che si fa sentire, tra aspirapolveri, mamme che chiamano dalle finestre i loro figli, bambini che protestano perché vogliono stare ancora sotto casa a giocare, battipanni che tolgono la polvere dai materassi, clacson che annunciano che qualcuno si è sposato o che qualcuno ha lasciato la macchina in doppia fila. Il sabato ha il profumo del bucato steso, il sapore delle lasagne e la voce del signore che vende la frutta nel camioncino sotto casa.