Colloquio- Figlia unica? No, grazie

whatSe è vero che chi non lavora non fa l’amore, prevedo tempi molto duri… La ricerca di un’occupazione di questi tempi, si sa, è ardua e lo è ancor di più se colui che ti fa il colloquio ti formula delle domande che richiamano alla memoria il primo giorno di scuola: “Di dove sono e cosa fanno come lavoro i suoi genitori? Ha fratelli e sorelle?”. Rispondo, ma dentro di me inizio a chiedermi dove sia mai capitata e cerco di farmi mente locale sui requisiti richiesti dall’annuncio e no, non c’era niente che si rifacesse allo stato di famiglia. Quando affermo di essere figlia unica, il tizio spalanca gli occhi e la bocca e dichiara: “E no, lei già non è di qui e per giunta è figlia unica”. Io attendo che alle sue spalle compaia lo striscione Sei su cherzi a parte, ma sfortunatamente non c’è. A quel punto sgrano anche io gli occhi e, più smarrita di un congiuntivo in un discorso di Di Pietro, dico di non seguire il ragionamento. “Se io guardo in là nel tempo, immagino che lei, signorina, verrà chiamata a casa per qualsiasi problema, non potendo dividersi le responsabilità con fratelli o sorelle. Ciò comporterebbe assenze dal posto di lavoro”. Mi domando se siano validi i fratelli acquisiti attraverso l’adozione a distanza o quelle amiche a cui posso aver detto “sei come una sorella”, ma poi cerco di censurare i miei pensieri. Se inizialmente, tento di far ragionare l’uomo che mi dovrebbe assumere, dopo mi auguro che non mi scelga, immaginandomi una sua possibile reazione davanti a un’eventuale gravidanza delle sue dipendenti… Mentre lo saluto, nella mia testa scatta l’intro di Immigrant song dei Led Zeppelin e capisco che per me “Miss Italia finisce qui”

Trucebaldazzi: “stupro” della libertà di espressione

bcabf9ce04b0750053def32e7c8991fb519c9d608e9c3Il quattro giugno ho avuto modo di ascoltare Luisanna Porcu e Michela Murgia in occasione del dibattito tenutosi sul problema del femminicidio, parola, o meglio concetto che sembra non esistere, non solo per il dizionario di word, ma anche per molti uomini e donne che tendono a sminuire l’importanza che avrebbe l’abitudine a un’educazione e a una coscienza di genere. Purtroppo la nostra società e la nostra cultura vengono scardinate attraverso messaggi e immagini che non decostruiscono gli stereotipi sul femminile e sul maschile, ma anzi li evidenziano. Durante la discussione sono stati messi in luce tanti cattivi esempi che quotidianamente portano ‒ tramite i messaggi dei media, le pubblicità, la letteratura ‒ alla mortificazione della donna e all’accettazione di abusi o umiliazioni che molto spesso la vedono soccombere; ed è stato proprio sul web che mi sono imbattuta in un video musicale, a dir poco oltraggioso, che incita alla violenza contro le donne. Oltre il disgusto e lo sdegno che ho provato nel vedere e ascoltare questo clip, sono rimasta sconcertata, offesa e anche spaventata dall’indifferenza dei commenti che lo hanno accompagnato, che si sono semplicemente limitati a prendere in giro il cantante per la sua stazza fisica, senza preoccuparsi del contenuto del testo e delle immagini: un vero “stupro” della libertà di espressione. Nel video “La mia ex ragazza” il rapper Trucebaldazzi, se così lo si può definire, ostenta aggressività nei confronti della sua ex, che chiama con appellativi violenti e volgari, e a cui regala un pacchetto contenente una bomba. Il video in questione si conclude con un’esplosione e con i commenti divertiti degli utenti di youtube che scrivono cose come: “Questo video è una bomba!”, “ahahaha la bomba. io non capisco se fa sti video per far ridere o li fa seriamente, a scuola l’abbiamo guardato perfino sulla lim col prof di mate e si è messo a ridere anche lui”, “È stonatissimo ma il video non è male”. Il video non è male?! Questo video e le parole della canzone corrodono la dignità della donna e incoraggiano la violenza contro di essa. Così se in Francia è stato possibile multare il rapper Orelsan che ha scritto cose come “Informati su cerotti e passeggini/ posso farti un bambino e spaccarti il naso su un colpo di testa”, mi chiedo se sia possibile fare qualcosa anche in Italia per svegliare le coscienze delle persone che, di fronte a “slogan” di questo genere, ridono e abbassano la testa. Non voglio credere che le donne accettino di essere chiamate “sporca puttana” e che gli uomini si sentano legittimati a chiamarle in tal modo.

The Ghost Inside My Child

Dopo l’ennesima serie di “Un medico in famiglia”, programmi come “I migliori anni” e “Verdetto finale” mi chiedo come si possa dire La Rai sei tu. Poi guardo cosa propone mediaset e mi sento rabbrividire… ma se a noi è toccato “Mistero”, agli americani è andata ancor peggio con The Ghost Inside My Child, un nuovo reality show che ha come protagonisti un gruppo di bambini “posseduti” dagli spiriti. Già m’immagino i casting – con una serie di bimbi in trance, accompagnati da genitori folli che fanno da “segnalibro” alla memoria delle loro vite passate – “Tu cosa sai fare?”. “Io cammino sul soffitto” e cose di questo tipo. I due giovani produttori, Joke Fincioen e Biagio Messina, che sono marito e moglie, hanno dichiarato di aver sentito il bisogno di fare chiarezza sui fenomeni soprannaturali legati all’infanzia: “Ero incinta quando ho avuto per la prima volta questa idea… Pensavamo che cosa avremmo dovuto fare se fosse capitata una cosa del genere a nostra figlia. Sono cose che è meglio ignorare o approfondire? ”.  Magari ignorare o farsi chiudere le tube per evitare di partorire idee del genere, no eh? Poi penso a cosa ne potrebbe mai venir fuori in Italia e mi auguro che un programma simile non possa mai arrivare, anche perché non so se sarei più indignata per il format o per il cast che lo potrebbe comporre, tipo: Barbara D’Urso, inviata Fiammetta Cicogna, in studio Meluzzi, don Mazzi, Giucas Casella, il divino Otelma e qualche ex gieffino. Ed ecco che si affacciano nella mia mente le nuove pubblicità sulle applicazioni dei telefonini: non più “Digita il tuo nome e il suo nome e scopri se siete compatibili” ma “Chi eri nella tua vita passata? Digita giorno, mese e anno della tua vita attuale”

Elezioni 2013

24 Febbraio: ultimo Angelus del Papa e primo giorno di elezioni. C’è chi aspetta ancora l’epifania elettorale perché non sa chi votare, chi fa la foto della scheda elettorale e la pubblica su Fb, chi decide di non votare, chi fa le proprie statistiche neanche fosse Mannheimer. C’è poi chi fa dei comizi al bar e condivide apertamente le sue preferenze, chi si arrabbia ferocemente non appena si nomina il nome di un candidato a lui non gradito, chi è indefferente all’argomento e se la ride di tutti quelli che si affannano per capire quale sia il male minore. Ancora, c’è chi dichiara di non poter andare a votare perché fa brutto tempo, chi si proclama anarchico, chi decide di emigrare a priori, chi decide di dare il proprio voto in base al proprio tornaconto, chi usa i santini elettorali per farsi una sigaretta e chi, infine, crede di trovare nel seggio un Death Note dove poter scrivere una bella lista di nomi. Io nonostante abbia fatto le ore piccole per la festa di laurea di Giannino sono andata a votare, sono entrata nella cabina e… facile.it facile.it facile.it

Sanremo- È stato un onore suonare con voi

Mentre Mengoni/Minchioni cantava L’essenziale io pensavo: “l’essenziale è che non vinci!”, mentre i Modà intonavano “Se in un abbraccio si potesse scomparire” io mi ripromettevo di abbracciarli… Alla consegna del premio della critica e del miglior arrangiamento agli Elio e le storie tese ballavo il Pippero, ma in fondo sapevo che le pornobimbe avrebbero consumato i loro telefonini a forza di votare Mengoni e i Modà, e già sentivo in lontananza l’eco del cavaliere: “Se mi dite quante volte venite, vi restituirò i soldi dei vostri messaggini, non appena Marco farà coming out”. Mengoni cantava: “Non accetterò un altro errore di valutazione” e per una volta ero d’accordo con lui… Purtroppo gli Eelst non hanno vinto, l’unica cosa che mi conforta è che il primo premio non sia andato ai Modà e al loro pezzo insulso: “Se si potesse nascere ogni mese” e qui il mio pensiero corre alla povera Jolanda di sua madre, “E se anche i baci si potessero mangiare ci sarebbe un po’ più amore e meno fame” e magari anche un po’ più di mononucleosi…  È andata così e, ancora una volta, lo spread si alzerà e i balenghi che li hanno votati, dopo essersi fumati Maria Nazionale, scaricheranno il pezzo di Mengoni e dei Modà da eMule.