Il magico mondo della toilette

fila-bagnoNon so bene perché, ma, la maggior parte delle volte, l’ingresso di noi donne in un locale viene accompagnato dalla frase:”Dov’è il bagno?” come se saperlo ci rassicurasse. Anche se in realtà se si parla di bagni pubblici c’è poco da star tranquille. Noi siamo cresciute con un’idea romantica delle cose, perfino della stanza da bagno: nei film le donne si congedavano dai loro compagni per andarsi a incipriare il naso in bagno, nella realtà se decidi di assentarti per quest’operazione rischi che al ritorno te lo trovi con un’altra. Quando una donna entra in bagno si sta accingendo a compiere una missione in stile Matrix. In più è improbabile trovare il ragazzo dei propri sogni mentre si è lì in fila: alla porta delle donne c’è sempre una coda interminabile e c’è sempre quella che semina il panico spargendo la notizia che è finita la carta; alla porta degli uomini è raro trovare qualcuno, visto che la loro permanenza in bagno ha più o meno la stessa durata di un matrimonio di Nina Moric. Nella toilette delle donne c’è poi la fila che dura una decina di minuti davanti a una porta che sembra non volersi aprire mai, a un certo punto si inizia a bussare, ad accostare l’orecchio, ad abbassarsi per vedere se la luce è accesa, iniziano i brusiii finché una più illuminata non avanza l’ipotesi della chiave… Per cui se siete convinte che sedendovi sulla poltroncina vicino al bagno riuscirete a rimorchiare qualcuno, sappiate che, al massimo, l’unica cosa che vi verrà chiesta sarà un fazzolettino.

Principessa a chi?!

389604499C’erano una volta le coppiette discrete, quelle che al massimo si tenevano per mano mentre stavano sedute allo stesso tavolo e si affrettavano a consumare l’ordine per andare via, lontano da occhi indiscreti. Oggi invece ci sono veri e propri tutorial di limonate. Lei porta un abitino talmente stretto e corto da farla sembrare sottovuoto e cammina in precario equilibrio su un tacco dodici. Il mio pensiero va a lei quando scopro che il pavimento del bagno è più scivoloso della pista di uno schiuma party. Lui invece se ne sta sbragato, neanche fosse nel peggiore bar di Caracas, dentro la sua tuta da ginnastica e ogni tanto si tocca i gioelli di famiglia. Mi domando se i due si fossero sentiti prima di uscire. Non parlano molto, poi all’improvviso scatta il super bacio e io sono indecisa se ordinare un pacchetto di pop corn o chiedere il conto. Stessa scena si prospetta con due amanti dall’età più importante, talmente importante da indurmi a chiedere chi dei due porti la dentiera. In rete le cose non vanno meglio, ci sono foto e dichiarazioni talmente privati che mi viene l’espressione alla D’Urso. Va sempre peggio con quelli che, in attesa di trovare la loro metà, se ne escono con status su principi azzurri, principesse e amori da favola. Penso che abbiano seri problemi. Come si fa a ignorare il dramma di quella poveraccia di Rapunzel, che è costretta a buttar giù la treccia dalla finestra ogni qualvolta il principe si dimentica le chiavi di casa; della Bella Addormentata che si deve svuotare un tubetto di melatonina per farsi notare dal ragazzotto di turno, che se la bacia incurante del fatto che questa abbia un alito pestilenziale; della principessa sul pisello che è andata in sposa a un classista che l’ha trasformata nel Giorgio Mastrota di turno per assicurarsi che la poverina sia di sangue blu?!

Essere donna

Quando ero piccola non vedevo l’ora di diventare grande. A undici anni, alcune mie compagne iniziavano a depilarsi, facendo sorgere anche in me questo desiderio e mia mamma di tutta risposta mi diceva: “Quando diventi signorina”. Mi spostavo per qualche giorno al mare con la colonia e nella mia valigia appariva un pacco di assorbenti: “Non si sa mai diventi signorina”.
Iniziavo a capire il potere di questo “essere signorina”, così quando in piscina non mi andava di entrare in vasca dicevo che “ero indisposta”, solo che esagerai: ero riuscita a diventare signorina tre volte in un mese. Finalmente quel giorno era arrivato: il mio primo pensiero era andare dall’estetista. Perché, diciamoci la verità, negli anni delle medie, con l’esplosione ormonale, i ragazzi e le ragazze non sono all’apice della loro bellezza. Le ragazze iniziano a svilupparsi e ogni loro pensiero sembra tramutarsi in brufolo, il corpo cambia e con esso anche l’umore. I ragazzi hanno tutti una peluria “a zona” e una voce da tromboni; le ragazze invece hanno dei baffi da fare invidia ai primi. Ma con il “diventare donna” non arrivano solo la depilazione e gli auguri dei parenti, ma anche i dolori e un terribile nervosismo. Le vecchie, quando dicevi loro che avevi male alla pancia, ti sorridevano e ti dicevano: “Dopo che avrai un bambino, passerà tutto”. Signore, ho dodici anni, vi sembra un consiglio da darmi?! Ti prendevi una cistite: “Dopo il parto, dimenticati di avere queste cose”. Qualcuna rimane  incinta: “Come hai fatto a rimanere in cinta con l’informazione che c’è oggi?”. Siete state voi a dirle che con la gravidanza passava tutto!