Commemorazione di una laurea

Guardo il calendario: è il 25 gennaio. Penso che un mese fa era natale e che due anni fa mi preparavo per discutere la tesi. Mi rivedo nel mio tailleur e nelle mie scarpe troppo alte per i miei gusti, mi rivedo a cercare di ripetere, a fare sù e giù per la casa che fortunatamente, per me e per gli inquilini del piano di sotto, era piccola. Mi rivedo negli scatti delle foto con mia madre, con il mio fidanzato, con le amiche… mi rivedo e penso a quanto fossi emozionata e felice di poter condividere quella gioia con tutti loro. Ma poi la lode, gli applausi, i baci, i tappi delle bottiglie di spumante che volavano, i biglietti e i rumori della carta dei regali da scartare fanno da sottofondo a una giornata ricca di gioia e di speranza che col tempo si è trasformata in attesa, poi in illusone poi in delusione. Mi rivedo ad affannarmi a cercare annunci di lavoro, a mandare curriculum, a controllare in modo patologico la mia email e a rimanere affranta davanti ai no o alla scritta “nessun messaggio nella posta elettronica”. Dopo aver volteggiato tra stati d’animo ballerini, ora mi ritrovo qui, dopo due anni, a commemorare la mia laurea in lettere, una laurea bianca, ricordando il compianto titolo intonando “Dottore, dottore, dottore del bucio del cul, vaffancul, vaffancul”

BLA BLA BLA

“In cosa sei laureata?”.

“Lettere”.

“Antiche o moderne?”.

“Moderne”.

“Stai lavorando?”.

“No”.

“Ma stai cercando bene? Guarda che ci sono tante opportunità per voi laureati. C’è mia nipote che si è laureata nel ’92 in lettere e lavora…”.

BLA BLA BLA: questi sono i suoni che io percepisco.

Innanzitutto, se mi vede ogni giorno a spasso in orari di lavoro, secondo lei lavoro?! Ma anche no! “Stai cercando bene?”. Non ho perso una collanina in camera mia… e se ci sono così tante opportunità per i laureati mi dica dove sono che mi ci fiondo! Sul fatto che nel ’92 dopo la laurea si trovava il lavoro non ho dubbi. Ho dubbi sul fatto che ogni persona che incontro per strada mi fa “un colloquio di lavoro” e mi parla di prospettive inesistenti. Tutti sembrano sapere sempre qualcosa più di te: “Io so che lì cercano, guarda su internèt” e dalla posizione dell’accento capisco che quell’annuncio non è poi tanto recente… Mi spazientisco e faccio cenno di sì con la testa e dico una sfilza di “certo, grazie”, poi ripenso all’esempio che la signora mi porta su sua nipote e mi convinco sempre più che sarebbe come dire a una peripatetica “Sai che Melissa P. ha fatto un sacco di soldi?!”.

Tema

Anni Ottanta.

Una giovane maestra d’italiano detta la traccia di un tema: “Cosa vuoi fare da grande”.

I bambini iniziano a scrivere: c’è chi vuol fare l’astronauta, chi il medico, chi l’infermiere, chi l’insegnante, chi l’avvocato, chi il giornalista…

2020.

Un’attempata maestra d’italiano detta la traccia di un tema: “Cosa vuoi fare da grande”.

I bambini si guardano spaesati e iniziano a piangere. Solo uno di loro consegna il tema: “Da grande vorrei fare il maestro”.

L’insegnante lo guarda preoccupata: “Sei un sognatore”.

Una bambina alza la mano: “Io vorrei vivere per sempre con i miei genitori, come fanno loro con i miei nonni”.

Un altro ancora strilla perché non ha capito la traccia del compito. La maestra digita su Google la parola “Lavoro” ma sfortunatamente appare la scritta: Nessun risultato trovato per i termini di ricerca.

Una volta tornato a casa, il bambino chiede ai genitori: “Mi potreste spiegare cosa vuol dire la parola lavoro?”.

La madre: “Chiedi a papà”.

“Papà, cosa vuol dire lavoro?”.

Il padre: “Va’ da tua madre”.

I genitori si consultano fra di loro: “Dici che è il caso di parlargliene. Non è troppo piccolo? Ma dove le sente queste parole?”.

Dopo una riunione familiare si decreta che sarà compito dei nonni spiegare questa parola.

“Allora cosa vuol dire lavoro?!”

“Abbi ancora un po’ di pazienza, quando i nonni rientrano da lavoro ti spiegano tutto”.

Il bambino è estasiato, finalmente ha capito cos’è quello strano vocabolo. L’indomani va dalla maestra e chiede di poter rifare il tema.

“Da grande vorrei fare quello che fanno i miei nonni”.

L’insegnante lo guarda: “Ah, azienda di famiglia?”.

Il bimbo non capisce e risponde semplicemente: “Loro escono e quando tornano a casa vanno a dormire. I miei genitori invece stanno sempre davanti al computer ad aspettare e la notte non dormono mai. I nonni sono sempre molto stanchi ma hanno qualcosa da fare. Per cui, maestra, penso che se su Google digitasse felicità apparirebbe anche lavoro”.

Una bambina solleva timidamente la manina: “Maestra, i suoi figli che cosa fanno?”.

“Aspettano… ”

Il futuro è Zelkova

Se vi domandassi cosa è la Zelkova, voi cosa rispondereste? No, non è né l’erede di Belen né un’atleta delle Olimpiadi 2012, ma una specie forestale siciliana che corre il rischio di estinzione, e, per affrontare quest’emergenza, la Sicilia non ha chiesto l’aiuto di Luca Sardella e Janira ma si è detta pronta “a investire 454 mila euro, almeno 150 mila dei quali destinati a un esperto esterno all’amministrazione che verrà reclutato con un bando appena pubblicato. Eccola l’ultima frontiera delle consulenze. La Zelkova è una rarissima specie forestale siciliana che rischia l’estinzione.
E per salvarla, ecco il consulente. Regione e Unione europea hanno un progetto dal titolo «Azioni urgenti per salvare la Zelkova» che ha un budget di 454.720 euro: 180 mila li ha messi Bruxelles, gli altri 274 mila sono a carico della Regione.

E, ovviamente, per portare avanti il progetto serve un coordinatore. All’assessorato al Territorio non lo hanno trovato. Eppure lo hanno cercato all’interno dei 20 mila dipendenti della Regione. Ma non c’era nessuno disponibile a impegnarsi per salvare la Zelkova. Forse perchè – sospettano i sindacati – in questo caso non sarebbe stato possibile erogare il compenso extra. E così il dirigente del dipartimento Ambiente, Giovanni Arnone, ha dovuto mettere per iscritto nelle premesse del bando che, «appurata l’esiguità di personale in organico e visto che nessuno ha risposto all’atto di interpello, c’è la necessità di assumere un esterno».
Che dovrà avere comprovata esperienza in gestione di progetti comunitari, in particolare quelli denominati Life+. Dovrà anche avere una laurea in scienze naturali, scienze forestali (vecchio ordinamento) o laurea specialistica equiparata. Si tratta delle competenze che l’assessorato non ha trovato alla Regione. Anche se poi nella commissione aggiudicatrice sono finiti una biologa, un botanico e un ingegnere.
La domanda va inviata entro il 19 aprile. Il vincitore avrà un contratto da 150 mila euro lordi (rimborsi per le missioni da pagare a parte) e un lavoro fino al 30 giugno 2016. E dovrà soprattutto salvare la Zelkova, che in effetti è qualcosa di raro: «È una pianta antichissima – spiega Arnone – di cui si hanno le prime tracce diverse migliaia di anni fa. Oggi, in tutta l’area Mediterranea, si trova soltanto in una zona del Siracusano e in Armenia. È una specie di ”fossile vivente”, tanto importante da vedere protagonisti del progetto anche Legambiente e l’Università».
Arnone precisa che «non è bello dover fare ricorso a un manager esterno per questo progetto. Tuttavia così si dà anche una chance a qualche giovane di belle speranze»”. (Giornale di Sicilia. it – GIACINTO PIPITONE)

 

Capisco che questa pianta debba essere protetta per evitarne l’estinzione, ma aver dato 150000 euro a un esperto esterno mi pare davvero esagerato. Poi dicono che con Scienze naturali e forestali non si guadagna. A saperlo prima…

Quanto è difficile diventare insegnanti…

L’Unione Sarda / Cronaca di Cagliari (Pagina 20 – Edizione CA)
INSEGNANTI. Candidata
Copiava il test, scoperta al concorso
Un concorso col trucco. Questo è avvenuto ieri nella cittadella universitaria di Monserrato, aula 104, durante il test per il Tfa, i Tirocini formativi annuali, che forniscono l’abilitazione per l’insegnamento nelle scuole medie e superiori. Una partecipante, una ragazza siciliana, incurante delle severe norme che proibiscono l’utilizzo di cellulari durante le prove, ha tirato fuori il suo smartphone e si è messa a cercare su internet le risposte alle domande, che poi ha passato alle sue colleghe di banco. Nonostante le denunce di alcuni ragazzi i commissari non sono intervenuti contro la “furbetta”.
LA COPIONA «Cercava una data. Era di fronte a me e le ho detto che l’avrei denunciata. Lei mi ha risposto di non scherzare», spiega un’altra delle partecipanti, Alessandra Giarrusso. Da sei anni precaria, per entrare di ruolo sperava nei concorsi classe “A043” e “A050”, che abilitano all’insegnamento delle materie letterarie nelle scuole medie e negli istituti tecnici.
NESSUN CONTROLLO Non riesce a sopportare chi si afferma sulla pelle degli altri: «Se i nostri alunni si dovessero comportare in questo modo – spiega – noi siamo chiamate ad assumere atteggiamenti duri». Che invece non ci sono stati. «Appena ho visto la scena l’ho fatto presente ai vigilanti, poi sono andata dai commissari, tutti docenti universitari, per chiedere di intervenire». Non è stata la sola. Anche Christian Loddo ha fatto lo stesso, ma la reazione è stata identica. «Ci hanno detto che non potevano fare nulla, che non potevano perquisire i candidati», spiegano i futuri insegnanti. Però i commissari potevano chiamare i carabinieri. «Non hanno chiamato nessuno», sottolinano entrambi.
Così, disarmati, ai due non è rimasta altra opportunità di chiedere che la loro denuncia venisse messa a verbale. «La commissione era imbarazzata, non so se lo faranno», evidenzia Giarrusso che anticipa: «Scriveremo una dichiarazione al rettore Giovanni Melis. Questi test sono frutto di un imbroglio, non sono validi».
Mario Gottardi
http://www.unica.it/pub/7/show.jsp?id=19653&iso=893&is=7
Tornare in alto Andare in basso

Purtroppo questa notizia non ha avuto molta risonanza, questo  perché dei test per il tfa non si è parlato tanto né nei giornali né nei telegiornali. Io sono solo una delle tante persone che il 25 luglio ha provato a misurarsi con la prova per la classi “A043” e “A050”, abilitanti all’insegnamento delle materie letterarie nelle scuole medie e negli istituti tecnici. Mi fa rabbia sapere che in aula ci fossero persone con i telefonini e mi fa ancor più rabbia che nessuno abbia fatto niente. Le domande che ci sono state proposte creavano già l’atmosfera da quiz televisivo, se poi ci si mette pure l'”aiuto da casa” io alzo le mani. Se qualcuno mi parla di futuro occupazionale, io non so proprio cosa sia. Ricordo ancora il mio ultimo giorno di scuola quando dopo aver sostenuto il famoso esame di maturità mi sentivo già più grande, più libera. Ricordo ancora l’indecisione sulla strada da prendere, la città dove andare a studiare, ricordo la speranza che mi spingeva a guardare al futuro. Non vedevo l’ora di partire e di iniziare l’università, mai avrei potuto rimpiangere i giorni liceali.
Poi capita che mi ritrovo dentro una generazione “disgraziata” che si trova perennemente a essere schiacciata da riforme e controriforme, vittima di un Sistema che non funziona. La laurea è un investimento, ma poi mi guardo attorno e mi sembra di stare nel ’29. Il tfa è l’ennesimo miraggio, domande da “Chi vuol essere milionario”, con la sola differenza che qui i soldi li do io. Con la laurea in lettere cosa altro si può fare? Nel cuore rimane sempre l’editoria, altra strada difficile da provare. Dove poso lo sguardo leggo sempre le medesime parole: graduatorie ad esaurimento, immissioni in ruolo, mobilità, precariato, pensioni. Il panorama non è davvero roseo, eppure NOI che potremmo fare qualcosa, stiamo immobili a guardare ciò che ci succede senza lottare veramente per avere quello che ci spetta. Noi che siamo descritti come la generazione del “mi piace” dovremmo scendere in piazza per urlare quello che NON CI PIACE! Oramai non si fa più distinzione tra studente, tirocinante, dipendente. “Oramai” è una parola che non deve essere più usata, bisogna farci sentire, non si può fare l’abitudine al precariato, altrimenti qui si fa la fine di quel famoso “Cardillo addolorato”…