Padri e figlie

870_28x40PeF-data-02Decido di andare a vedere “Padri e figlie”. Convinta che uscirò dalla sala in lacrime, controllo di avere con me degli scottex. Ma ecco che qui Muccino mi stupisce. Dopo aver letto commenti come: “Fedele al suo registro narrativo melodrammatico” o “Muccino tira fuori tutto il mestiere che non gli è mai mancato senza sconfinare nelle derive autoriali che spesso gli hanno teso uno sgambetto”, mi appresto a guardare questo film con molte aspettative, ma, a parte la grande interpretazione di Russell Crowe e la storia di base, ne rimango delusa. Mentre lo guardo mi chiedo se il copione sia stato scritto dagli sceneggiatori di “Boris”. I dialoghi sono così banali che i Minions a confronto rischiano di passare come grandi oratori. La protagonista femminile, Katie, fa l’assistente sociale e nel tempo libero si concede a chiunque, tanto da paragonare un rapporto occasionale a una corsa. Katie corre parecchio. Gli uomini per lei sono dei veri e propri “tesmed”, per cui quando si definisce una “ragazza non facile” per dire che è molto complicata, la tesi che i dialoghi siano stati tagliati, perché oggi al cinema il biglietto costa solo tre euro, prende sempre più corpo. La “corsa” e il vezzeggiativo “potato chip” non si sposano bene e la frase “gli uomini possono vivere senza amore le donne no” mi induce a partecipare alla sagra del luogo comune. Ma se i dialoghi del film risultano scontati, quelli degli spettatori non lo sono affatto, soprattutto se a vederlo c’è anche un’allegra famigliola composta da madre, padre e bimbo, dell’età più o meno di sei anni, che, davanti a una scena di sesso, domanda: “Anche voi avete fatto queste cose, prima che c’ero io?”.

Anche no

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Quando si cerca di fare colpo su una persona, solitamente, si dà il meglio di sé stessi, magari ci si riesce anche, poi arriva la richiesta di amicizia su facebook e tutto cambia. Già quando arriva il famoso “grazie per l’amicizia”. Grazie di cosa, pirla?! Poi arriva il messaggio in privato, talmente sgrammaticato da farti arrivare a credere che chi ti scrive sia uno studente erasmus. Davanti a tanta gasparriana scrittura, fai notare che ciò che sta scrivendo è più sbagliato di una relazione con un ex e in tutta risposta ricevi: “Scusa, sto maledetto t9″, mentre compare INVIATO DAL WEB. Per non parlare degli stati profondi che pubblica, che al confronto la lettera alle ascelle ti suona come un inno alla gioia. In un attimo, quello che ti sembrava essere la persona più misteriosa di questo mondo, ti fa venire voglia di spacciare trojan in rete. Ogni suo post inizia con “e poi bho” e ogni sua azione viene annunciata come se dovessero essere aggiunti altri 80 euro in busta paga. “Doccia time” non lascia nessuna possibilità di annegamento, quindi la notifica non interessa più di tanto. Ma, nonostante tutto questo, c’è sempre l’amica/o che dice: “E vabbè conoscilo. Cosa ti costa?”.
Anche no!!!

Negli anni 90 grazie a Wind!

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È ufficiale, sono ritornata negli anni Novanta. Il cellulare senza internet non è più lo stesso, è un semplice oggetto da posare sul tavolo e dimenticare. E invece no, eccomi a controllare se è tornata la connessione, se compare la doppia spunta su whatsapp e se c’è qualche notifica da fb. Ho la stessa foga di una donna che va a controllare se il test di gravidanza è positivo o meno. Poi arriva il “momento Dory” (per chi non lo sapesse, Dory è la pesciolina smemorata di “Alla ricerca di Nemo”) e non c’è google che mi può aiutare, per cui il mio: “Aspetta che controllo” è seguito dal silenzio che mi costringe a rimettere in moto le meningi.
Poi arriva la sindrome del centranilista, scopro che non posso né fare né ricevere chiamate e in quel momento mi vengono in mente una serie di chiamate che avrei dovuto fare. Ok, “la stiamo perdendo” dico a me stessa e fingo che non sia dipendente da quel dannato affare e, invece, eccomi qua ad affamarmi di rete wifi!

Facebook e i suoi suggerimenti del…

il segreto

Se essere donna talvolta può risultare un po’ complicato, pensate a cosa potreste andare incontro se foste uomini. Il parto, il ciclo, la menopausa, la ceretta e chissà cos’altro non sono niente a confronto del doversi mettere a “corteggiare” una ragazza. Se prima c’era l’aiuto di qualche amico/a che faceva da tramite, presentava, consigliava… ora c’è facebook. Se andrete a leggere le notifiche che vi arrivano sulla casella “altro” troverete una serie di messaggi che iniziano con: “Ciao, facebook mi ha suggerito il tuo nome”. E lì non potrete che chiedervi perché fb non si sia fatto gli affari suoi e non avrete nessuna amica da rimproverare per aver dato il vostro numero senza chiedervi prima il permesso. Disgraziatamente dall’altra parte appare “visualizzato” e “Scusa, ma l’altro giorno non ti avevo proprio riconosciuto” non può esservi d’aiuto in nessun modo. Poco male, pensate, e invece no, perché molto spesso dopo quel “visualizzato”, l’altro inizia una presentazione, degna di “Uomini e donne”, che finisce quasi sempre con: “Scusa, spero di non averti creato nessun disturbo”, mentre qualche altro arriva ad azzardare “spero di non averti fatto litigare con il tuo ragazzo”. Se poi a qualcuna dovesse saltare in mente di rispondere per cortesia, si rischia che dall’altra parte il gesto possa essere frainteso e, mentre si posano le dita sulla tastiera, consapevoli del fatto che dall’altra parte vedono che si sta scrivendo, scatta la musichetta di “24”. Se è vero che in amor vince chi fugge, è anche vero che chi non risponde non vuole davvero essere bombardato da frasi come: “Scusa se ti scrivo, ma hai un viso così solare”. Viso che, mentre si leggono queste parole, assume l’espressione di un evasore davanti alla finanza, che poi si trasforma nell’Urlo di Munch quando si scopre che l’immagine di copertina del soggetto che scrive lo ritrae teneramente abbracciato alla fidanzata. A questo punto capisci perché il suo vocabolario sia affetto da “sindrome Moccia”… Siamo proprio sicuri che two is megl che one?!

SOS

ignore-ignorare-non-ascoltareSono in fila alle poste, mi guardo attorno e capisco che c’è molto da aspettare. Rimango in piedi vicino alla finestra e mi chiedo se, come previsto, quando uscirò ci sarà la pioggia a farmi compagnia. Con la coda dell’occhio noto che la signora che mi sta a fianco ha voglia di parlare, lo capisco perché inizia prima con dei lievi borbottii per poi coinvolgermi in un vero e proprio dibattito. In realtà, non mi va tanto di darle retta, sono intenta a trovare forme di animali nel pavimento, son certa di aver scorto un gatto, ma il suo tono si fa sempre più insistente e quindi inizio a conversare. Ogni tanto butto l’occhio sul tabellone luminoso per vedere se scatta il mio numero, ma della lettera A non c’è proprio traccia. Penso che se continuiamo di questo passo, quando uscirò dall’ufficio postale avrò la stessa età della signora che mi parla. Prendo il telefono, entro su fb, così per passare il tempo, ma la donnina ricomincia a chiacchierare: “Voi ragazzi, sempre con questi cosi in mano!”. Io le sorrido e penso che effettivamente ha un po’ ragione, così poso il cellulare in borsa e, proprio mentre sto per chiuderla, vedo il mio iPod mini, la mia mano sta già andando ad afferrarlo quando, muovendo lentamente la testa verso la signora, me la ritrovo già in modalità “moralizzatore”. Ci rinuncio. Tiro un sospiro e ricontrollo il tabellone, ancora niente. Poi l’illuminazione: posso andare a pagare la bolletta in tabaccheria! Prima di uscire lascio il mio numero a una ragazza, lo faccio di nascosto, per non suscitare le ire degli altri utenti, poi, lasciata la mia veste di “spacciatrice postale”, mi dirigo in tabaccheria: non c’è linea. Al terzo tentativo, riesco a portare a termine la mia missione. Ferma al semaforo, rimpiango di non aver acceso l’iPod, sentendo dire a un ragazzino: “E tu soffri di disfunzione erettile!”. E io, che la prima volta che avevo visto quella pubblicità, mi ero chiesta come avrebbero commentato i bambini… Scatta il verde e dentro la mia testa parte la sigla del Carosello, è ora di tornare a casa.