Il cambiamento è nell’aria viziata

imagesUn tempo sapevo che era iniziata l’estate quando andavano in onda il Festivalbar e Giochi senza frontiere e ora invece so che le stagioni non sono più quelle di una volta perché in tv c’è Alfonso Signorini con Studio 5. Pier Silvio presentando i palinsesti autunnali si gonfia come un pavone affermando che su canale cinque sarà trasmessa “la diretta del concerto di un mito: Gianni Morandi!”. Ho la conferma che sarei dovuta nascere al tempo dei film muti per non sentire certe astrusità. Il concerto di Gianni Morandi, Forza Italia Vol.II, il secondo mandato di Napolitano, il ritorno di Eva Grimaldi sugli schermi, “Sissi” (in versione restaurata però) e le repliche di Forum mi fanno capire che il cambiamento è nell’aria. Il cambiamento lo scorgo anche negli aggiornamenti di stato di facebook, in mancanza di foto in bikini di quest’estate spuntano foto di quelle passate dove, nonostante la data, le persone scrivono: “Ma l’hai fatta adesso? Qui pioveva”. E qui, canticchiando Banane e lampone, vorrei semplicemente commentare: “Marò, sei sempre uguale. Io sto a casa a combattere con le zanzare”. Il cambiamento è nell’aria quando per strada incontri un gruppo di ragazzine vestite tutte uguali accanto a ragazzi che a stento le riconoscono visto i ciuffi che gli addobbano gli occhi. Il cambiamento è nell’aria quando una signora, vedendomi per la decima volta per le strade della mia città, mi chiede: “Sei tornata per le vacanze?” nonostante le avessi spiegato per nove volte che ero tornata alla base, così l’accontento e le rispondo di sì, per poi sentirmi dire: “Ma non eri tornata definitivamente?”. Faccio un bel respiro e dico: “Ho cambiato idea” e mentre lo dico penso che il cambiamento è nell’aria, nell’aria viziata…

C’era una volta la pubblicità

8145348922_3dbd1bac99C’erano una volta le care vecchie pubblicità con le famiglie felici della Mulino Bianco, la bambina della Barilla che tornava a casa con un gattino trovato per strada, la vecchietta dell’ACE gentile, il “bambino anziano” di ciribiribì kodak, Kaori e il formaggio Philadelphia, la Conad con Nadia Rinaldi come cassiera, il bambino che da McDonald’s spiega a suo padre, che è “un po’ scarso in economia domestica”, cosa sia il Mc Menu da 7.900 lire. E ora invece ci ritroviamo con Banderas che parla con una gallina e si rivolge a lei come Gatsby, chiamandola “vecchia mia”. Dove c’è Barilla c’è casa si è trasformato in Dove c’è Barilla c’è Benessere con “la famiglia pasta benessere”. Nel mondo del bucato, la dolce voce della vecchina dell’ACE è stata soppiantata da quella stridula della signora del dash, a cui auguri di essere colpita dalla raucedine che affligge Rossella Brescia nello spot di Zalando. Se invece ti ricordi lo spot del rullino Kodak vuol dire che non sei tra i fan di Justin Bieber e la cosa ti fa onore. Poi c’è lo spot del Philadelphia dove una  sposa fa tardi al proprio matrimonio per mangiare il formaggio spalmabile, cosa plausibile solo se l’uomo che l’aspetta all’altare lavora alla Conad, perché se uno ti sveglia in piena notte per dirti: “Amore, devo controllare la freschezza” stai proprio inguaiata. Augurare a una tua amica di fidanzarsi con uno che lavora in quel supermercato vuol dire augurarle il male! Ma se comunque devi prendere una decisione, non puoi che andare da McDonald’s perché “da McDonald’s scegliere è semplice”…

Lo squillo emerito

urla-al-cellulare_tAi tempi d’oggi se devi contattare o evitare una persona non hai vita facile, perché tra WhatsApp, social network vari e promozioni telefoniche che ti consentono di chiamare tutti, senza pagare niente, è un vero casino. Una decina d’anni fa, invece, c’era lo squillo. Se volevi far sapere alla tua amica o al ragazzo che ti piaceva che li stavi pensando, lo squillo era la soluzione. Se un ragazzo ti faceva uno squillo il commento delle tue amiche era sempre uguale: “è evidente che gli piaci”. Poi magari, ore dopo, ti arrivava l’sms: ” Scusa, mi è partito uno squillo”. Mai andavi a pensare che dall’altra parte non avevano credito e volevano essere chiamati, no la filosofia dello squillo era chiara! Il cellulare emetteva perennemente questi singhiozzi di saluti, finché la tariffa con scatto alla risposta non iniziò a far emergere i primi malumori. Prendere uno squillo era come togliere il saluto, per non parlare dello squillo lungo, che non sapevi mai se era una chiamata o un “ti penso” più deciso. In una certa fascia oraria, il cellulare di ogni adolescente sembrava una sede distaccata dei vigili del fuoco, tanti erano gli squilletti molesti che ogni gsm trasudava. Tu dovevi regolarmente contraccambiare, stando ben attenta a non schiacciare la cornettina verde nell’istante in cui qualche altra tua amica ti faceva sapere che ti pensava. A un certo punto, arrivavi a desiderare di essere focomelica, perché non riuscivi più a stare dietro alla squillo-mania. Ora invece lo squillo è uno squillo e basta, e se hai paura che qualcuno non possa ricevere i tuoi messaggi, hai una marea di modi per farti sentire e di conseguenza farti bloccare…

I “non mi arrendo”

Quante volte camminando per strada o in un locale vi siete imbattuti nella categoria non mi arrendo, ovvero quelle donne e quegli uomini che si conciano ancora come dei ragazzini e che fanno discorsi “senza capo nè coda”?! Basterebbe essere sempre curati, non trasandati e magari con i capelli sistemati un po’ più vezzosamente; ma loro no, continuano imperterriti a conciarsi come dei ragazzini senza gusto… Minigonne vertiginose, ombelico di fuori, décolleté super rugosi messi in bella vista, fermagli pacchiani, maglie con Hallo Kitty, scarpe da “Palmiro Togliatti” (e non il politico… ), ombretti sgargianti e chi più ne ha più ne metta… Per non parlare degli uomini insaccati in pantaloni e magliette che li fanno più simili a dei sacchetti Cuki che a delle forme umane. L’allarme rosso si accende quando le signore, con occhi ammiccanti, passando tra i giovincelli sfoggiano questa frase: “Fate passare queste vecchiette” aspettandosi una risposta che dica loro il contrario e che, puntualmente, non arriva mai. Gli uomini, invece, osano di più: omertà con sè stessi sulla loro età – figuariamoci con le ragazze – e spavalderia da stalloni ammuffiti! C’è poi la categoria dei non mi arrendo col botulino che si basa sul restauro della “facciata” con annessa “caduta di cornicioni”… Un tempo si diceva “chi bella vuole apparire deve soffrire” ma perché far soffrire pure quelli che vi guardano?? Vi prego, tornate tra noi!!!!!

No all’uomo-prato inglese

L’uomo depilato và sempre scansato. Tu, donna, combatti ogni giorno contro i peli superflui con cerette, silk-épil, pinzette, creme depilatorie, rasoi, fili di cotone, luce pulsata e ogni volta ti lamenti di questa schiavitù e magari esclami: “Se fossi stata maschio!”. E invece gli uomini che fanno?! Iniziano la loro lotta ai peli non superflui, se ne vanno girando con sopracciglia perfette, molto più belle delle tue, e il loro corpo talvolta rischia di essere più liscio dei capelli di JLow. Questo genere di uomo mi urta più del ciclo! Ok, ricorrere alla depilazione, se il petto dell’uomo è villoso a tal punto da far pensare che il principe azzurro abbia indossato il suo mantello al contrario o se la sua schiena è talmente pelosa da renderlo più silmile a un bonsai da potare, ma evitate di giustificare le gambe depilate con la storia che dovete andare a giocare a calcetto, dove in realtà andate tre volte in tutto l’anno. Và bene essere sempre in ordine, ma trasformarsi in tacchini spiumati è davvero troppo… L’uomo-prato inglese può essere solo il perfetto candidato per le erezioni di Malgioglio!