Colloquio- Figlia unica? No, grazie

whatSe è vero che chi non lavora non fa l’amore, prevedo tempi molto duri… La ricerca di un’occupazione di questi tempi, si sa, è ardua e lo è ancor di più se colui che ti fa il colloquio ti formula delle domande che richiamano alla memoria il primo giorno di scuola: “Di dove sono e cosa fanno come lavoro i suoi genitori? Ha fratelli e sorelle?”. Rispondo, ma dentro di me inizio a chiedermi dove sia mai capitata e cerco di farmi mente locale sui requisiti richiesti dall’annuncio e no, non c’era niente che si rifacesse allo stato di famiglia. Quando affermo di essere figlia unica, il tizio spalanca gli occhi e la bocca e dichiara: “E no, lei già non è di qui e per giunta è figlia unica”. Io attendo che alle sue spalle compaia lo striscione Sei su cherzi a parte, ma sfortunatamente non c’è. A quel punto sgrano anche io gli occhi e, più smarrita di un congiuntivo in un discorso di Di Pietro, dico di non seguire il ragionamento. “Se io guardo in là nel tempo, immagino che lei, signorina, verrà chiamata a casa per qualsiasi problema, non potendo dividersi le responsabilità con fratelli o sorelle. Ciò comporterebbe assenze dal posto di lavoro”. Mi domando se siano validi i fratelli acquisiti attraverso l’adozione a distanza o quelle amiche a cui posso aver detto “sei come una sorella”, ma poi cerco di censurare i miei pensieri. Se inizialmente, tento di far ragionare l’uomo che mi dovrebbe assumere, dopo mi auguro che non mi scelga, immaginandomi una sua possibile reazione davanti a un’eventuale gravidanza delle sue dipendenti… Mentre lo saluto, nella mia testa scatta l’intro di Immigrant song dei Led Zeppelin e capisco che per me “Miss Italia finisce qui”