Il primo giorno di scuola

INAUGURAZIONE ANNO SCOLASTICO 2012/2013Se penso al mio primissimo giorno di scuola la prima cosa che mi viene in mente è la fatica che ho fatto a lasciare la mano di mia madre. Non piansi e le sorrisi. Entrai in quella che sarebbe dovuta essere la mia classe per ben cinque anni. Qualcuno piangeva, qualcuno chiedeva di sedersi accanto al suo amichetto. Io non conoscevo nessuno di quei bambini, volevo solo che il tempo passasse velocemente perché non sopportavo l’idea di dover stare seduta per troppo tempo su quella seggiolina. La maestra che ci salutò per prima aveva un viso dolce, questa scuola non sembrava poi così terribile. A un certo punto, scese il silenzio. Ognuno di noi doveva dire come si chiamava, di chi era figlio e la professione dei genitori. Quando toccò il mio turno, iniziai a capire che questa scuola non era poi così tanto facile. Tutti i miei compagni avevano una famiglia “in fila per due”, solo io e un altro bimbo potevamo vantare di avere una famiglia speciale composta da noi, le nostre madri e le nostre nonne. Imparai presto che essere speciale a volte è complicato. Alla mia maestra di matematica i conti non tornavano, io non avevo il cognome di mia madre, per cui anche io potevo dire il nome e la professione di mio padre. Dev’essere stato questo il momento in cui sono entrata in conflitto con la matematica, era chiaro che io non sarei mai stata brava con i numeri e con queste equazioni. Imparai subito che i bambini come i grandi possono essere molto duri e che le parole possono risultare più scomode di quella sedietta in cui ero seduta. All’uscita abbracciai forte la mia mamma e iniziai a raccontarle del mio primo giorno di scuola, omisi però la questione della presentazione. In poche ore sapevo già cosa voleva dire una bugia a fin di bene. I giorni successivi avevano l’odore dello zaino e dell’astuccio nuovo, il colore della penna sul grembiule bianco, il sapore del Buondì Motta, il suono della campanella, la stretta di mano della mia amichetta del cuore.