Il Sabato

744646_300Sin da piccola ho avuto un debole per il sabato. Il sabato era il giorno prima della domenica, quindi era il giorno in cui potevi andare a dormire più tardi, era il giorno in cui trasmettevano “Ultimo minuto”, era il giorno in cui andavi a giocare dalla vicina. Crescendo, il sabato era il giorno in cui la tua migliore amica veniva a dormire a casa tua o tu andavi da lei e si passava il tempo a confidarsi e a fare più pause che compiti. Il sabato era il giorno della pizza al taglio in centro, della torta alle mele di mia madre, del telefono che risultava perennemente occupato, in un periodo in cui nessuna tariffa telefonica ti avrebbe potuto salvare dalla bolletta salata. Il sabato era anche il giorno meno indicato per essere messi in punizione, era il giorno delle faccende domestiche accompagnate dalle canzoni del tuo cantante preferito (in cui facevi rimpiangere al tuo vicino di casa Nek, sentendo che eri passata ai Prodigy). Il sabato ti ricordavi di avere un diario ed eri più speranzosa di incontare il ragazzo che ti piaceva. All’università il sabato era il giorno dopo il venerdì, il giorno in cui ti potevi alzare più tardi, il giorno in cui si mangiava tutte insieme, il giorno delle grandi pulizie, delle “grandi lavatrici”, delle maschere al viso – dove c’era più possibilità di essere scambiata per Slimer dei Ghostbuster che per una donna – del Silkepil, dei trilli di msn, delle grandi chiacchierate e delle uscite che terminavano con un bel cornetto caldo. Il sabato mi è sempre piaciuto perché è un giorno che si fa sentire, tra aspirapolveri, mamme che chiamano dalle finestre i loro figli, bambini che protestano perché vogliono stare ancora sotto casa a giocare, battipanni che tolgono la polvere dai materassi, clacson che annunciano che qualcuno si è sposato o che qualcuno ha lasciato la macchina in doppia fila. Il sabato ha il profumo del bucato steso, il sapore delle lasagne e la voce del signore che vende la frutta nel camioncino sotto casa.