Padri e figlie

870_28x40PeF-data-02Decido di andare a vedere “Padri e figlie”. Convinta che uscirò dalla sala in lacrime, controllo di avere con me degli scottex. Ma ecco che qui Muccino mi stupisce. Dopo aver letto commenti come: “Fedele al suo registro narrativo melodrammatico” o “Muccino tira fuori tutto il mestiere che non gli è mai mancato senza sconfinare nelle derive autoriali che spesso gli hanno teso uno sgambetto”, mi appresto a guardare questo film con molte aspettative, ma, a parte la grande interpretazione di Russell Crowe e la storia di base, ne rimango delusa. Mentre lo guardo mi chiedo se il copione sia stato scritto dagli sceneggiatori di “Boris”. I dialoghi sono così banali che i Minions a confronto rischiano di passare come grandi oratori. La protagonista femminile, Katie, fa l’assistente sociale e nel tempo libero si concede a chiunque, tanto da paragonare un rapporto occasionale a una corsa. Katie corre parecchio. Gli uomini per lei sono dei veri e propri “tesmed”, per cui quando si definisce una “ragazza non facile” per dire che è molto complicata, la tesi che i dialoghi siano stati tagliati, perché oggi al cinema il biglietto costa solo tre euro, prende sempre più corpo. La “corsa” e il vezzeggiativo “potato chip” non si sposano bene e la frase “gli uomini possono vivere senza amore le donne no” mi induce a partecipare alla sagra del luogo comune. Ma se i dialoghi del film risultano scontati, quelli degli spettatori non lo sono affatto, soprattutto se a vederlo c’è anche un’allegra famigliola composta da madre, padre e bimbo, dell’età più o meno di sei anni, che, davanti a una scena di sesso, domanda: “Anche voi avete fatto queste cose, prima che c’ero io?”.